Cose di

Cose di novembre 2019

Non so bene da dove cominciare, manco da questo blog da tanto tempo che non sono sicura di trovarci ancora qualcuno attivo tra i miei seguaci. È vero, il pensiero di tornare a scrivere mi disgustava. Questo sito era diventato un mero spazio asettico, con solamente tanti articoli inutili. Il tornare a scrivere mi spaventa, ma in questo momento ho bisogno di uno spazio tutto mio.

Sono cambiate tante cose dall’ultima volta. Non tornerò scrivendo recensioni. Non mi interessano più, nemmeno io le leggo. Il pensiero di guardare un film con l’ansia di dover poi scrivere una recensione è uno dei motivi per cui mi sono allontana. Odio dover avere delle scadenze per uno spazio personale come dovrebbe essere questo sito. Le vivo già 6 ore al giorno tutti i giorni. Per cui mi sono data una scadenza che credo mi sarà più facile rispettare. Una volta al mese. Questo è l’impegno che mi prendo e che cercherò di portare sempre a termine. Perché questo sito deve tornare ad essere MIO, non del cinema o delle serie tv.

Ma di cosa scriverà in “Cose di”? Parlerò di tutte le cose che ho guardato, sentito, provato, giocato, letto, superato, affrontato in quel dato mese. Sarà un ritratto fedele? Si, ci proverò. Per novembre non mi sono appuntata nulla, per cui la mia memoria potrebbe fare cilecca, ma per il mese prossimo cercherò di segnarmi tutte le cose (specialmente i film, quelli sono i più tosti da tener traccia).

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Novembre è stato un mese tosto, pieno di scogli da superare, di cose che non volevo fare, di scelte e di tanto lavoro (non sempre riconosciuto). Dicembre si prospetta un mese ancora più difficile e, onestamente, non vedo l’ora sia già gennaio.

La mia assidua ansia sociale mi impedisce di fare alcune cose che agli altri potrebbero sembrare banali. Questi ultimi mesi ne ho dovute fare parecchie e sono a stento riuscita ad uscire di casa. Per questo motivo ogni volta che riesco a portare a termine qualcosa mi faccio un piccolo regalo che, in questo periodo, equivale quasi sempre a una nuova pianta. Si, piante. Mi sono appassionata alle piante d’appartamento e adoro prendermene cura, al momento ne ho 18 in casa (più alcune talee) e mi sento in una piccola giungla. Il verde mi mette allegria e vederle crescere è una grande soddisfazione. Provare per credere.

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Ok, parliamo di film. Novembre al cinema è stato un completo disastro. Gli orari assurdi del multisala vicino a casa mi impedisce quasi sempre di andarci, visti anche i miei orari di lavoro. Sono riuscita a vedere Zombieland – Doppio Colpo e mi è piaciuto molto. Per chi non lo sapesse, questo tipo di commedia è uno dei miei generi preferiti e riportare l’intero cast di Benvenuti a Zombieland per il sequel vale già il prezzo del biglietto (sempre più cari, tra l’altro). La sequenza iniziale con Master of Puppets dei Metallica supera la scena dei portali di Avengers: Endgame, per me. Scherzo. O forse no.

Mi sono riguardata i film di James Bond con Daniel Craig e non vedo l’ora che arrivi No time to die ad aprile. Per me Craig è il migliore Bond dopo Sean Connery. Ho rivisto  uno dei miei film preferiti, Il Grinta dei fratelli Coen. E il perché ve lo racconterò più avanti. Ho visto il film su Chiara Ferragni. Me l’hanno spacciato per “un interessante film sul mondo degli imprenditori digitali e sui social”. È un noioso e patinato film auto celebrativo.

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Per quanto riguarda le serie tv non posso dire di aver fatto chissà quali maratone. Mi sto rivedendo Scrubs per la seconda volta e si riconferma essere una delle migliori commedie mai realizzate. Ho anche rivisto Vikings, in vista del finale della serie. L’avevo abbandonata alla stagione 4, con grande rammarico. Ho deciso di darle una seconda chance (dopo la morte di X avevo perso interesse) così da poter almeno vedere come finisce. La mitologia norrena mi affascina moltissimo e il mood generale delle prime stagioni mi fa sognare di luoghi e tempi lontani. E poi lo sfottio verso i cristiani mi fa volare.

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Ho giocato molto, come d’altronde faccio sempre. Ho rigiocato Assassin’s Creed: Origins e le miei opinioni sul gioco Ubisoft si sono riconfermate. L’ossessiva ricerca della vendetta di Bayek di Siwa mi scuote l’animo in un modo che non riesco a spiegare, ma l’eccessiva ripetitività delle missioni secondarie e dei luoghi da completare rovinano un buon gioco della serie, con un gran bel open world poco sfruttato. Per non parlare della stupidità delle IA degli npg. Ho provato Outlast II e sono morta di spavento (ma poi quanto è lungo?!) e ho messo da parte qualcosa per sperare di prendermi Death Stranding quanto prima. Ma soprattutto sto giocando per la seconda volta a Red Dead Redemption 2 e, onestamente, quando giochi a un titolo del genere non vedi altro per mesi e mesi. Nessun gioco mi era entrato così nel profondo come questo,  la storia di redenzione di Arthur Morgan mi ha fatto piangere a dirotto, mi sono emozionata insieme a lui nelle nostre lunghe cavalcate nelle praterie e ho goduto di ogni singolo istante passato insieme.

I doppi sensi non erano voluti.

E qui mi ricollego a Il Grinta. RDR2 ha molto in comune con i film western, da cui ha tratto diverse cose e scene. Per esempio l’assalto al treno del Capitolo 2 è uguale a quello presente nel film L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, o la missione del Capitolo 3 con Colm O’Driscoll si è ispirata a una scena finale de Il Grinta, per l’appunto. Tutto questo per dire che RDR2 ha risvegliato in me l’amore per il cinema western e non potrei esserne più felice.

P.S. Ho aperto un nuovo account Instagram dove pubblico esclusivamente scatti in game. Mi trovate come @playshootkill

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Ultimamente non sono una lettrice molto assidua, ma sto leggendo la fantomatica e tanto temuta traduzione di Fatica de La Compagnia dell’Anello e penso che ne parlerò più avanti, ma non voglio creare false aspettative. Ho però letto una graphic novel davvero interessante: Fun Home. Una tragicommedia familiare di Alison Bechdel e mi ha colpito perché, spesso, non vediamo i nostri genitori come delle persone con dei segreti, dei desideri o dei problemi come noi. In questo fumetto la narrazione della protagonista lascia il palcoscenico alle enigmatiche figure dei suoi genitori, presenze scostanti e al tempo stesso soffocanti, che impregnano la carta con i loro errori.

E questo è stato il mese di novembre. E sono riuscita ad arrivare fino in fondo al post, per cui mi sono tolta un peso. Non so se scriverò altro, ma una cosa è sicura: arriverò anche a fine dicembre. A te caro lettore, che ti sei preso 10 minuti del tuo tempo per leggere fino a qui, dico GRAZIE. Sono aperta a qualsiasi opinione o consiglio, magari ditemi come vi piacerebbe che impostassi questa “rubrica”. È stata una cosa improvvisata, magari voi avete delle idee migliori.

Martina 

 

 

5 commenti su “Cose di novembre 2019

  1. Certo che questa nuova traduzione di Tolkien sta avendo successo, ne leggo in ogni dove!

    In ogni caso, interessante leggerti, anche se potrò farlo solo sporadicamente visti i tuoi nuovi piani per il blog! :–)

    • Successo non è il termine che userei, ma si, se ne è discusso molto. Quando esce una nuova edizione di un’opera così grande a distanza di anni è sempre bene parlarne 🙂

      Grazie per il complimento 😊

  2. A me va bene così e bentornata

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