Approfondimento Il cinema è donna

Yalitza Aparicio, la maestra della scuola materna che non voleva recitare

Yalitza Aparicio è la protagonista del nuovo film di Alfonso Cuarón Roma, ma non è un’attrice, bensì una maestra.

Prima di essere scelta per interpretare il dramma ambientato a Città del Messico dello sceneggiatore e regista Alfonso Cuarón, Roma, Yalitza Aparicio non solo non aveva mai recitato prima, ma non aveva mai pensato di farlo. Forse più cruciale, ha dovuto rassicurare la sua famiglia che l’incontro con i dirigenti di produzione del film non avrebbe comportato il suo rapimento da parte di trafficanti di schiavi. Inoltre l’insegnante di scuola materna originaria di Tlaxiaco, Oaxaca, ha finito per ritenere le audizioni quasi come un errore.

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Aparicio accompagnò la sorella ai casting, poi finì per prendere il suo posto quando sua sorella – che era incinta in quel momento – all’improvviso ebbe un ripensamento. E anche allora, Aparicio dice che è stata la curiosità, e non la ricerca della celebrità, a costringerla a presentarsi, sottoponendosi a un test video-registrazione in cui ha dovuto rispondere a domande personali come: Ti sei mai innamorata? Il tuo cuore è mai stato spezzato? Credete in Dio?

“È stata una grande sorpresa”, racconta l’attrice a Vulture. “Non è mai stato il mio obiettivo ottenere il ruolo. Ero solo curiosa in ogni fase del processo della creazione di un film.”

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Yalitza Aparicio, 24 anni, arriva sullo schermo come una silenziosa rivelazione che ritrae Cleo, la domestica di una famiglia borghese con quattro bambini piccoli nei primi anni ’70, politicamente molto tumultuosi. Il film autobiografico in bianco e nero, basato sull’educazione di Cuarón nel sobborgo di Città del Messico, Roma è stato presentato in anteprima al Festival di Venezia nel mese di agosto (vincendo il premio principale del festival, il Leone d’Oro).

 

Studentessa di Scienze della Comunicazione e critica cinematografica, Newser e Web Editor di professione. Amo il cinema perché è una porta verso infiniti mondi. E poi perché mi permette di mangiare pop-corn con una scusa. Vivo un episodio alla volta, come nelle serie tv. Più simile a Jack Torrance che a Jane Austen. Ho un sesto senso, ma non vedo la gente morta. Parlo poco e critico tanto.

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