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La truffa dei Logan, di Steven Soderbergh | Recensione

Steven Soderbergh ritorna al cinema con un altro heist movie, questa volta molto politico e poco glamour.

In La Truffa dei Logan (Logan Lucky), il film diretto da Steven Soderbergh, i fratelli Jimmy (Channing Tatum), disoccupato, divorziato e squattrinato, Clyde (Adam Driver), veterano della guerra in Iraq con una protesi al braccio, e Mellie (Riley Keough), una parrucchiera con la passione per i motori, hanno in mente un elaborato piano per risollevare le finanze della famiglia: una rapina al Charlotte Motor Speedway, durante la leggendaria gara di auto Coca-Cola 600 che si tiene in occasione del Memorial Day, l’evento NASCAR più atteso e seguito dell’anno.

Dopo l’allarmante decisione di ritirarsi dalla regia, Steven Soderbergh, fortunatamente ritorna al cinema con un altro heist movie, questa volta molto politico e poco glamour.
Deciso a non permettere ad Hollywood di avere il controllo sulla sua pellicola, Soderbergh diventa un uomo tuttofare, producendo, dirigendo, scrivendo e, infine, montando il film, assicurandosi prima la distribuzione presso altri paesi e i diritti post-theatrical. Grazie alle prevendite ha raggiunto il budget per poter iniziare le riprese, il regista ha così ottenuto il pieno controllo sull’opera, per una misera cifra di 30 milioni di dollari.

Steven Soderbergh è un genio. Non solo ha vinto una Palma d’Oro a soli trentanni, ma ha anche ottenuto una doppia candidatura agli Oscar come miglior regista nel 2001, per Traffic ed Erin Brockovich, vinta poi per il primo, ma Julia Roberts vinse come miglior attrice per il secondo. Un successo via l’altro, una strada lastricata di premi. Era inconcepibile la sua scelta di abbandonare il cinema.

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La truffa dei Logan non smentisce la sua cifra stilistica, regalando tanto divertimento e un film che sa molto di politica. Da considerare un po’ come la versione buzzurra di Ocean’s 11, dove lo sfarzo, il glamour e la tecnologia sono rimpiazzati da bifolchi da fiera del paese.
Sempre un filo più vicino all’assurdo che al realismo, la commedia procede leggera verso l’escalation finale con tanto di trucchi del mestiere svelati, come richiede un buon heist movie. Il coniglio nel cilindro non ci rimane troppo a lungo in questo film, nulla che lo spettatore non può capire già da sé, ma quando tutte le carte vengono scoperte è sempre emozionante vivere il finale.

La meticolosa cura dei dettagli, della caratterizzazione dei personaggi, del loro lato emotivo e del loro background, crea un mix genuino tra realtà e finzione, divertimento e commozione, dando vita a una delle commedie più riuscite dell’anno.
Il cast stellare è in piena forma, con un Daniel Craig mai visto così convincente.

A far da ritratto all’incredibile rapina c’è la vera America, quella bigotta e paradossale della West Virginia, che va ai concorsi di bellezza per bambine, gira su un pick-up arrugginito e veste leopardato.
Ma il film ha anche dei difetti, solo che non me ne vengono in mente ora.

Un commento su “La truffa dei Logan, di Steven Soderbergh | Recensione

  1. Ti ricordi di quando anche Di Caprio voleva abbandonare il cinema, delusissimo per aver dovuto cedere l’Oscar a McConaughey?

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