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L’Isola dei Cani di Wes Anderson| Recensione

L’isola dei cani (Isle of Dogs) è un film d’animazione in stop motion del 2018 scritto, diretto e co-prodotto da Wes Anderson, vincitore dell’orso d’argento come miglior regista al festival del cinema di Berlino.

Nel 2038 un epidemia di “influenza canina” colpisce tutti i cani del Giappone. Per evitare il rischio di contagio, e per potersi sbarazzare dei cani, l’autoritario sindaco Kobayashi firma un decreto che bandisce tutti i cani in quarantena su un’isola di rifiuti, nonostante degli scienziati stiano studiando un vaccino.
Mesi dopo il nipote del sindaco, Atari, parte alla ricerca del suo cagnolino Spots, aiutato da un simpatico gruppo di sopravvissuti.

Cosa è successo al migliore amico dell’uomo?

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Wes Anderson torna a dirigere un film d’animazione in stop motion, dopo al riuscito Fantastic Mr. Fox, con un cast fenomenale e un’ispirazione artistica che solo un grande cineasta come Akira Kurosawa può dare.

La riconoscibile estetica del regista è qui portata all’estremo, con lunghe carrellata, inquadrature simmetriche, storia inverosimile e personaggi eccentrici.
Una gioia per gli occhi.

Altro ritorno, dopo l’Oscar per Grand Budapest Hotel, è Alexandre Desplat che firma una colonna sonora forte, martellante, serrata.

Un cast stellare – da Bryan Cranston all’ormai onnipresente Bill Murray, passando da Yoko Ono a Jeff Goldblum – che presta le voci ai protagonisti a quattro zampe (con rare eccezioni), in un’inusuale scelta di far tacere gli umani, come a voler dimostrare che non c’è posto per i cattivi in questo mondo, non ci sono nemmeno delle orecchie disposte ad ascoltarli.

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In un Giappone fantascientifico e distopico, ma molto ironico, Anderson ambienta una storia piuttosto infantile: un ragazzo alla ricerca del suo amico fedele a quattro zampe. Tuttavia, se visto con uno sguardo adulto, la pellicola rivela molti dei problemi legati alla nostra società, passata e presente.

Isle of Dogs è un film politico, di denuncia.
Tramite l’estremizzazione di certi comportanti del mondo asiatico, veniamo faccia a faccia con l’ombra della dittatura, ma ancor più presente è la censura, la libertà di parola.
Una pellicola che parla di attualità, dall’inquinamento ai regimi dittatoriali, ma che si rivolge soprattutto agli errori del passato, fatti di deportazioni, quarantene e stermini.
Sembra quasi un avvertimento: non bisogna ripetere i nostri errori.

Ma come si può evitarlo?
Grazie ai forti ideali di un gruppo di giovani studenti, e di un branco di cani, il film vuole farci capire l’importanza di far valere i nostri diritti e di ribellarsi di fonte alle ingiustizie.
Non dobbiamo lasciare che l’odio e la paura prevalgano ancora.

Ma forse ci meritiamo i cani robot.

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“Io mordo.”

In conclusione: un film brillante, maturo, divertente. Una pellicola di denuncia, con un importante avvertimento finale: non lasciamo vincere l’odio.

Voto: 7.5


Grazie della lettura!
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Buona visione a tutti,
Martina.

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