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Mommy di Xavier Dolan | Recensione

Pochi in Italia conoscono il giovane regista canadese, poiché mai distribuito nelle sale o alla tv, ed è un vero peccato perché è uno dei registi più interessanti di questo millennio.

Mommy è la storia di un rapporto madre-figlio, un amore totale e melodrammatico. Steve, un ragazzo con un bel po’ di problemi caratteriali (iperattività che sfocia in rabbia) e Diane, mamma maldestra, sola e senza lavoro, che, dopo averlo prelevato dall’ultimo riformatorio in cui era stato rinchiuso, tenta in tutti i modi di accudirlo con le proprie limitate risorse. In suo aiuto interviene una timida e balbuziente vicina di casa, professoressa in pausa (anno sabbatico), che riesce, anche se con molta fatica, a impartire qualche lezione a Steve. Non basta qualche fugace sprazzo di speranza per cambiare un destino già scritto: i sogni materni di un futuro migliore si scontreranno ineluttabilmente con la dura realtà, in un Canada dove una legge fittizia permette ai genitori di scaricare i figli ingestibili in istituti di recupero.

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Mommy

Vincitore del Premio della Giuria a Cannes nel 2014, Mommy è un film sincero, rabbioso ed esageratamente drammatico.
Sembra quasi un video musicale, dai toni grigi da provincia americana e dalle scelte sbagliate del cattivo ragazzo di turno.
Una lunga narrazione dove persino i dettagli superflui sembrano indispensabili, e dove ironia e dramma si mescolano per attanagliare le viscere in una storia malata.

Una storia che sa molto di autobiografia più di quanto un artista vorrebbe.
Lo dimostrano i lavori precedenti del giovane Xavier Dolan, come il primissimo film J’ai tué ma mère (Ho ucciso mia madre), sceneggiatura scritta a soli 16 anni e altro difficile rapporto madre-figlio.

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Xavier Dolan

Ci sono moltissimi primi piani e una curiosa scelta nel rapporto d’aspetto delle immagini. Il film è girato tutto nel formato 1:1 come a enfatizzare il senso di oppressione della famiglia; difatti l’immagine si allargherà quando le cose sembrano andar meglio, quando si può tirare un sospiro di sollievo e tornare a respirare, ma al primo problema che risorge si torna alla finestra ridotta e all’asfissiante rapporto tra i due protagonisti.

La performance attoriale è intensa, disperata e decisamente mostruosa. Specialmente Anne Dorval.

La regia di Dolan è nervosa, ribelle, prende il volo e poi rallenta.
La sincerità emotiva è unita a una drammaticità esasperata, ma la fragilità del rapporto è narrata così bene che è impossibile pensare si tratti di una messinscena.

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