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Tre Manifesti a Ebbing, Missouri |Recensione

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Three Billboards Outside Ebbing, Missouri è un film scritto e diretto da Martin McDonagh, drammaturgo britannico, vincitore di un premio Oscar (nel 2006, per il cortometraggio Six Shooter) e, più recentemente, di due Golden Globe (miglior film drammatico e miglior sceneggiatura). Presentato in concorso alla settantaquattresima edizione della Mostra del Cinema di Venezia (dove si è aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura), al Festival di Toronto e al Festival di San Sebastian.

McDonagh non è nuovo nel mondo delle commedie nere; ritenuto dalla critica ancora più irriverente di Tarantino e conosciuto soprattutto per aver diretto In Bruges e 7 Psicopatici, amante dell’insulto artistico e abilissimo alla scrittura (grazie al lavoro teatrale), ha dato vita a quello che, secondo me, sarà il film cardine di questo 2018, o perlomeno lo sarà alla notte degli Oscar.

Una black comedy piena di cinismo e di battute scorrette, ma Tre manifesti a Ebbing, Missouri non è solo questo. È un capolavoro. E lo è soprattutto dal punto di vista tecnico.


Trama: dopo sette mesi trascorsi senza passi in avanti nelle indagini sull’omicidio di sua figlia, Mildred Hayes (Frances McDormand) decide di noleggiare tre grandi cartelloni pubblicitari, sui quali scrive una serie di messaggi polemici e controversi, rivolti al capo della polizia William Willoughby (Woody Harrelson). La presenza dei manifesti non solo indispettisce la polizia locale, ma scatena una serie di rivolte e proteste da parte dei cittadini, i quali difendono lo stimato sceriffo di Ebbing. La campagna personale di Mildred si trasforma in una battaglia senza esclusione di colpi.

 


L’abile scrittura di McDonagh riesce a portare noi telespettatori nella povera campagna americana del Missouri.
Quello che sembra un film ambientato negli anni ’50 è in realtà il riflesso dell’America che vota Trump, l’America delle campagne del Sud, ancora troppo chiusa mentalmente per aprirsi alle novità.
Una società dove ancora regna la violenza, il bigottismo e il razzismo.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri è provocazione.
Una provocazione sul senso di giustizia, sulla vendetta e sulla rabbia che genera solo altra rabbia.
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Teatralmente drammatico, ma molto cinematografico. Con una sceneggiatura impeccabile e una regia che non è esemplificabile.
Dialoghi concisi, affilati e scorretti.
Una musica un po’ tarantiniana, inaspettata e fuori luogo, che però si rivela vincente.
Dei personaggi creati meravigliosamente e degli attori capaci.
Spesso le donne nel cinema sono piatte, unilaterali: o sono delle festaiole, o sono lesbiche dal rutto facile.
Raramente si trovano sfumature.
Mildred è una donna, una madre in cerca di vendetta, va al ristorante con una tuta da meccanico, ma espone anche il suo lato emotivo, senza vergogna. Un vero personaggio tridimensionale.
Frances McDormand le da un’interpretazione perfetta, grazie alla quale ha portato a casa un Golden Globe.

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Ma il personaggio più interessante e meglio costruito è il poliziotto Dixon, interpretato da Sam Rockwell, il quale spero vinca l’Oscar (ma ha, pure lui, già vinto un Golden Globe). Un’ evoluzione pazzesca, imprevedibile, che accompagna e segue incessantemente la trama.

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Insomma, un film bellissimo, a cui non si può chiedere di più.
Una bella storia raccontata magistralmente.
Speriamo non si ripeta la maledizione di La La Land e che si porti a casa l’Oscar come miglior film.
Anche se La Forma dell’Acqua di Del Toro ha impressionato parecchio, visto che è stato il primo film del genere a vincere il Leone d’oro.


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4 commenti su “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri |Recensione

  1. Pingback: Cosa si ricorderà di questi 90esimi Oscar | #OSCAR2018 – Il Viaggio nella Luna

  2. Pingback: #Oscar2018 Pronostici, false speranze e sondaggio per voi – Il Viaggio nella Luna

  3. Incredibile non vedere McDonagh nella cinquina dei migliori registi agli Oscar. Il 4 marzo farò un tifo sfegatato per questo film (e per Lady Bird), su tutti gli altri nominati ho qualcosa da ridire. Mi dispiace non trovare tra i candidati neanche The Florida Project, che secondo me è uno dei film più belli dell’anno.

    PS Bel blog, lo scopro oggi. Tornerò 🙂

    Alessio – https://unavitadacinefilo.com/

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