Goodbye Christopher Robin | Recensione

Non dovrei dirlo perché, ammettiamolo, la mia fama da Regina dei Ghiacci verrebbe inesorabilmente compromessa, ma…

Adoro Winnie the Pooh.

È stato il caposaldo della mia infanzia; è stata la lettura della buonanotte, prima la mia, poi quella di mio fratello; è stato il mio cartone preferito; un divertente passatempo; un amico… no dai, questo è troppo.

Non potevo perdermi l’uscita di Goodbye Christopher Robin.

Pimpi mi sta sul cazzo.


Vi Presento Christopher Robin è il titolo del biopic diretto da Simon Curtis su A.A. Milne (Domhnall Gleeson), papà dell’orsetto Winnie the Pooh e della banda del Bosco dei Cento Acri.
Una storia nata come un gioco tra lui e il figlio Billy Moon, poi divenuta portatrice di felicità in un Paese ancora provato dalla Prima guerra mondiale.
Un successo strepitoso per il libro, ma che rovina l’infanzia al vero Christopher, portandogli via il suo compagno di giochi preferito: il padre.

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Ormai al suo quarto biopic, Curtis confeziona una tipica pellicola inglese, rigida e lineare, avvalendosi di un ottimo cast e di tematiche molto interessanti: il primo dopoguerra, la volontà di evasione di un popolo martoriato, i difficili rapporti famigliari dell’epoca.
Ma il tema più importante è forse quello più ovvio: la natura.
L’uomo che si rifugia nella campagna per far emarginare le sue ferite spirituali.
La luce naturale che filtra tra gli alberi, le api, gli alberi su cui arrampicarsi…
Il ritorno alla natura è vissuto come trampolino di lancio per l’enorme svolta che vivranno padre e figlio; il primo autore del libro per bambini più famoso al mondo, l’altro un oggetto mediatico.

Freddo come la campagna inglese e, in alcuni punti, forse un po’ troppo melodrammatico, Vi Presento Christopher Robin sembra però rendere giustizia alla vita della famiglia Milne.

Quello che davvero colpisce è come un innocente gioco, creato da un padre per poter passare del tempo col figlio, diventi uno dei primi fenomeni massmediatici del secolo; con l’isteria del pubblico che ci fa dimenticare l’innocenza dell’orsetto di stoffa, mero oggetto di svago di un bambino inglese qualunque, ora divenuto di dominio pubblico.

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Consigliato ai curiosi che vogliono sapere come è nato Winnie the Pooh.
Voto: 6+ (ma le musiche sono da 8)

Grazie della lettura!
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