IT di Andrés Muschietti | A Stranger Pennywise

Titolo originale It
Lingua originale inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Anno 2017
Durata 135 min
Genere orrore, fantastico, drammatico
Regia Andrés Muschietti
Soggetto Stephen King (romanzo)
Sceneggiatura Chase Palmer, Cary Fukunaga, Gary Dauberman
Distribuzione (Italia) Warner Bros. Pictures
Fotografia Chung-hoon Chung
Montaggio Jason Ballantine
Musiche Benjamin Wallfisch

Cast: Bill Skarsgård, Finn Wolfhard, Jaeden Lieberher, Nicholas Hamilton, Owen Teague, Sophia Lillis, Jackson Robert Scott, Megan Charpentier, Steven Williams, Chosen Jacobs, Wyatt Oleff, Jeremy Ray Taylor, Jack Grazer, Jake Sim, Logan Thompson.

Trama: adattamento dell’omonimo romanzo di Stephen King, IT si incentra sulla prima parte del racconto, ambientata negli anni 80. Pennywise è una misteriosa entità demoniaca che tormenta i ragazzini di Derry, attirandoli in una trappola mortale. Nell’immaginaria cittadina del Maine dove la gente scompare senza motivo, l’ennesima vittima è un bambino di sette anni di nome Georgie, risucchiato in un tombino durante un temporale. Un gruppo di ragazzini (il Club dei Perdenti) inizia a indagare sul mistero dei bambini scomparsi. Leader dei Perdenti è il giovane Bill Denbrough (Jaeden Lieberher), fratello maggiore dell’ultima vittima, attanagliato dai sensi di colpa per non aver impedito il brutale assassinio. Al suo fianco, bersaglio dei bulli della scuola, ci sono l’ultimo arrivato Ben (Jeremy Ray Taylor), il chiacchierone Richie (Finn Wolfhard), il pragmatico Stan (Wyatt Oleff), il figlio del macellaio dal triste passato Mike (Chosen Jacobs), l’ipocondriaco Eddie (Jack Dylan Grazer) e l’unica ragazza della banda Beverly (Sophia Lillis).


Il romanzo capolavoro di Stephen King arriva nei cinema solamente 31 anni dopo la sua pubblicazione, nonostante altri romanzi dell’autore siano stati proiettati nelle sale già negli anni Settanta (primo fra tutti il Carrie di Brian De Palma).

Nel 1990 ci fu la miniserie televisiva di Tommy Lee Wallace, con Tim Curry nei panni del clown, troppo censurata a causa dei limiti del budget e delle restrizioni della televisione di un tempo.

Adattare un romanzo di 1300 pagine non è facile, soprattutto se sono presenti due archi temporali che si intrecciano capitolo dopo capitolo: il primo a cavallo tra il 1957 e il 1958, il secondo tra il 1984 e il 1985, con gli stessi protagonisti prima bambini e poi adulti.
Per questo adattamento cinematografico è stato deciso fin dall’inizio di separare nettamente i due periodi; il capitolo uno è incentrato sul Club dei Perdenti che combatte Pennywise, mentre il secondo li vedrà adulti e costretti a tornare a Derry per la resa dei conti.
Altra importante differenza tra il romanzo e questo adattamento è che non è ambientato negli anni Cinquanta, ma negli anni Ottanta, per cui il secondo capitolo sarà più vicino a noi temporalmente; probabilmente una scelta del regista per prendere ulteriori distanze dal romanzo e dalla precedente miniserie, per rendere IT un prodotto più vicino al pubblico di oggi.

Per renderlo ancora più suggestivo Muschietti ha girato buona parte del film a Bangor, la cittadina del Maine a cui King si è ispirato per dar vita a Derry.


IT e la ridicolizzazione dell’horror

La vera particolarità del personaggio creato da King è che dovrebbe far ridere. Non è il classico personaggio da film horror da cui pretendi lo spavento nudo e crudo; IT è un clown e, come tale, dovrebbe divertire. Pennywise sa fare entrambe le cose.
Riesce a trasmettere allo spettatore/lettore la vergogna nel provare paura di fronte a un pagliaccio con un palloncino rosso.
Ridicolizzare le paure delle persone è il miglior modo per creare terrore psicologico.

Il clown di Bill Skarsgård non è ai livelli di quello di Tim Curry, attore sicuramente su un altro livello rispetto al giovane svedese, ma sa inquietare, grazie soprattutto all’enorme lavoro di make-up e a un sorriso accattivante di natura.

La febbre degli anni Ottanta (e di Stranger Things)

Gli anni dei miti, della spensieratezza, dei colori e dell’internet. Più vicini a noi di quanto vorremmo, eppure così affascinanti. Non a caso sono tornati in voga ultimamente.
A far da pilota grandi show televisivi come Stranger Things, che ha mostrato dei giovani e sconosciuti attori capaci di reggere il ritmo cinematografico meglio degli adulti.
Quello che accomuna IT a Stranger Things (a parte gli anni Ottanta e Finn Wolfhard) sono questi ragazzini che devono comportarsi da adulti e salvare la situazione, mentre i genitori sono, quasi sempre, figure così poco caratterizzate da figurare antipatiche.

Consigliato: Identità di genere e Stranger Things

In conclusione

Ma come è, quindi, questo nuovo IT?

È un buon film. Ma come film horror è banale. Troppi jumpscare e una colonna sonora minima, relegata a versi e scricchiolii.
Il personaggio di Bowers è stato scritto male, avrebbero potuto dargli più spazio all’interno del film, soprattutto nel finale.
La tecnica è eccellente, ma non abbastanza da impressionare chi già conosce la trama.

Un film carino su un gruppo di amici che rivedrei volentieri.

Voto 7

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